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lunedì 3 marzo 2014

Paolo Sorrentino


Nei ringraziamenti di rito al momento della premiazione degli Oscar come miglior film straniero a “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino non c’è minimo accenno da parte del regista alla classe politica del nostro Paese e più in generale alle Istituzioni che dovrebbero tutelare la bellezza dell’Italia; per cui i messaggi di complimenti di Renzi e di tutti i “galoppini” che stanno rovinando l’Italia non fanno testo e sono una ulteriore dimostrazione di opportunismo e falsità. Dobbiamo, invece, essere orgogliosi noi gente comune di quello che riusciamo a fare al di là di quelli che sono i beceri accadimenti e di chi gestisce il potere.

Personalmente sono ancor più orgoglioso di questo riconoscimento a Sorrentino, perché oltre che italiano è uomo del Sud, è uomo che si è fatto da solo senza l’aiuto di nessuno con i suoi tanti “no grazie”, a chi lo voleva recintare per i propri interessi. Jep Gambardella trova il suo alter ego in Tony Pagoda, personaggio letterario dello stesso Sorrentino e allora tutto diventa più chiaro con l’indice puntato su un mondo che non ci appartiene ma che pur esiste nei pertugi di una desolante Italia.

Paolo Sorrentino e la sua “Grande Bellezza” sono figli di un Paese che trova vigore nello sforzo, nella sofferenza e nella resistenza ad andare avanti per la strada giusta che non è quella delle “terrazze romane”, degli intellettuali radical chic, dello spettacolo becero delle televisioni berlusconiane (e pure quelle che dovrebbero essere di stato) e dei suoi commensali. “La grande bellezza” è il risultato di tante serate meste trascorse a Napoli in compagnia dei propri genitori o dei propri amici.

Ed ecco Sorrentino: “A Napoli c’erano dei volenterosi che organizzavano un corso di sceneggiatura non dico dilettantesco, ma fatto da ragazzi come me. Così andai a Roma, facevo l’assistente volontario alla regia per film carbonari. Un ambiente cinico, spietato, un’esperienza fallimentare. (…) A Toni Servillo dicevano: ‘ma perché perdi tempo con quello?’ (…) Quando da Napoli venni a Roma, bazzicavo il quartiere Prati e i bar frequentati dai dirigenti Rai, tutto un mondo televisivo che frequentava forme di squallore che trovavo meravigliose, i dirigenti Rai che cercavano di abbordare le ragazze che in una presunzione dilagante dicevano il mio pubblico. Cominciai a prendere appunti, creandomi un bacino di immagini. Insomma decisi di fare “La Grande Bellezza” almeno vent’anni fa”.



"E' tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore, il silenzio e il sentimento, l'emozione e la paura. Gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza. E poi lo squallore disgraziato e l'uomo miserabile".

"Sono belli i trenini che facciamo alle feste, vero? Sono i più belli del mondo...perchè non vanno da nessuna parte".

  Toni  Servillo - Jep Gambardella ne "La grande bellezza" di Paolo Sorrentino





sabato 22 febbraio 2014

Francesco "big" Di Giacomo

La notizia è di quelle che fanno male… sarà sempre ricordato come un grande!
R.i.p.

Nel cielo e nelle altre cose mute
terramadre
non senza dolore
io vivo
ne più di un albero non meno di una stella
nei suoni e nei silenzi

di terra.


venerdì 6 dicembre 2013

Nelson Mandela

Ricevo in questo momento le parole di cordoglio che Paolo Vachino, poeta e intellettuale, ha voluto dedicare a Nelson Mandela; non potevo non condividere con tutti quelli che mi leggono queste bellissime e profonde parole di riconoscenza per un uomo che ha fatto molto per la giustizia e la libertà.   




A Nelson Mandela
a quella sua faccia tonda come una mela
con al posto della buccia una scorza delicata
come la forza della sua scalata al potere
non da detenere ma da condividere
fra tutti i neri e tutti i bianchi
stanchi di un’assurda discriminazione
per colpa di un colore troppo scuro,
Madiba che ha lottato tutta la vita
per abbattere il muro dell’odio e della segregazione
ha creduto nella liberazione ogni giorno
e dal primo giorno di ritorno in libertà
ha protetto la sacralità di una nazione
dicendo che un popolo è fatto di persone
e non di schiavi ignari di rispetto
al cospetto d’ignavi bianchi colonizzatori
untori di violenza e di repressione,
Madiba che ha dato al mondo la più grande
lezione di rispetto per i nemici cruenti avversari
prosciugando i mari della vendetta
e portando acqua nei deserti
delle intolleranze razziali,
ha aperto le stanze della sua casa
facendo tabula rasa di anni di impegno
con il ritegno e il pudore di un vecchio
elefante che sceglie la terra in cui morire,
così ha cercato il gioire della domesticità
dopo ere di clandestinità rivoluzionaria,
Madiba che ha ripulito l’aria di questo nostro pianeta
con la fede folle di un’asceta della pace
perché se nell’uomo non tace l’amore
il rumore dell’utopia non rimane
solo cosa tua e cosa mia
ma diventa storia di una nazione
che ha scelto la riconciliazione
al rancore perpetuo e distruttore
ha scelto l’amore del dialogo e del rispetto
anche in un luogo così negletto e lontano.
Madiba che chiude la mano
e stringe il pugno al cielo
il petalo della libertà in cima al suo stelo più nero.


Nelson Mandela 18.07.1918 - 05.12.2013




Era tardi ieri sera, quando in compagnia di amici ho appreso la dipartita di Nelson Mandela. Un senso di sconforto e abulia ci ha accompagnato per tutto il conviviale ricordando quello che Mandela ha rappresentato per il mondo intero. I necrologi e i “coccodrilli” li lascio ai media, a me piace ricordarlo come l’uomo che per tutta la vita ha inseguito un senso di giustizia riuscendo a prevalere sugli abusi del potere. Ecco se c’è una cosa da ricordare di Mandela è la fiducia nella giustizia, poiché se si ha fiducia in ciò, allora si può lottare e inseguire quel sogno chiamato libertà che solo la rettitudine può reclamare.