venerdì 4 luglio 2014

Notte Rosa



Qui non si cammina più, non serve più neanche lo scooter o la bicicletta; a dire il vero non servono più neanche i piedi: si sta immobili, non si riesce più a camminare e vedi la gente inebetita, ferma che non sa cosa fare se non guardare altra gente ferma inebetita che guarda altra gente ferma che inebetita guarda altra gente e gente, gente, gente; ferma, svanita, rincoglionita che non sa cosa fare e crede di stare in mezzo ad una festa. Ed invece sono solo prigionieri di se stessi, delle cattive tradizioni, delle ignobili abitudini a cui ormai questa riviera ci ha abituato da capodanno a pasqua a ferragosto e ad ogni festa comandata: Rimini si veste a festa e mostra la faccia più becera che possa esistere. E adesso ci mancava la Notte Rosa ed io non so dove andare, dove dirigermi incastrato in questo traffico di carne umana sudaticcia e flatulenta che beve e scorreggia dalla bocca, dal culo, dalle orecchie. Anch’io prigioniero di questa notte illuminata a rosa, dai lampioni all’acqua delle piscine, ai cubetti di ghiaccio che tintinnano nei bicchieri tutto rosa, rosa shocking nell’apoteosi della frociaggine più accattona che ci sia. Fermo a guardare la gente che guarda altra gente che guarda la gente che guarda così all’infinito in un volgere di sguardi vuoti e beoni che non fanno altro che guardare la conferma di quanto si possa essere idioti senza saperlo. I pub tutti affollati e le gelaterie e le piadinerie e le pizzerie e i ristoranti e qualsiasi buco dove c’è da ingozzarsi tutti affollati di gente festante e chiassosa, gente a cui poco importa della festa se non nei termini dell’ubriacatura per far casino ed evadere dal grigiore quotidiano in cui sono costretti a deambulare. Dovunque lo sguardo si posa vedo locali pieni di gente che per una notte si imbroglia da sola pensando di essere ricca e consumare e poi cameriere col perizoma ben in vista e il tatuaggio a coprire il culo e le tette svolazzanti ben oleate e brillantate a rendere ancor più falsa questa notte.

Provo ad articolare qualche passo sul lungomare pieno di mamme e bambini nei passeggini che strillano indiavolati e coprono le note dei cantanti pagati profumatamente per far baldoria insieme alla massa sudaticcia e puzzolente. Uomini in canottiera che mostrano bicipiti avizziti, uomini con maglie attillatissime finte Dolce&Gabbana a mostrare pettorali s-cadenti, uomini con maglie dalle improbabili scritte che giustificano il loro decadimento; una su tutte “non è la mia pancia ma è un difetto della maglia”: coglione!!! E’ stanchevole  muovere un qualsiasi passo in una qualsiasi direzione ma devo farlo per non restare invischiato nella pletora di mammalucchi abbronzati e oleati a dovere dalle loro cariatidi compagne. Piccoli passi in una direzione senza senso e qualcuno che saluta e io a far finta di niente, di non conoscere e tirare dritto per questa strada che non porta da nessuna parte; ma non voglio “rotture” questa notte, voglio quanto prima uscire da questo inferno che non mi appartiene, che non sento mio e che non voglio sia mio. Non ho voglia di tutto questo frastuono senza senso, non ho voglia di questa sublime messinscena del nulla, non ho voglia di un’altra Notte Rosa che si ripete all’infinito da anni con i suoi ritmi, le sue paturne, le sue sozzagini; voglio arrivare quanto prima a casa ed entrare nel mio mondo ma questa notte non ci riesco, l’onda umana di carne abbrustolita dal sole e messa in mostra senza contegno mi spinge a stare dentro la carnevalata dell’anno e a diventare parte di questo imbelle circo da quattro soldi. Di tanto in tanto sono costretto a fermarmi perché l’onda umana stagna e galleggia nell’aria olezzante putridume e allora lo sguardo si pianta su quella fiumana di giovinastri che gira a vuoto e gioiosamente si specchia in se stessa guardandosi girare a vuoto lì vicino al palco dove a momenti la cantante del momento farà la sua apparizione come una madonna di quart’ordine. Vociare assordante, musica sparata a rottura di timpani, grida di entusiasmo – per cosa non è dato sapere -, mammine che urlano dietro ai pargoli già rincoglioniti dalla società del consumo, extracomunitari in rissa fra loro per il potere di un metro quadro il migliore dove esporre e vendere le loro mercanzie “made in Naples”. C’è troppa gente, troppa, troppa, troppa per la felicità di locandieri e osti che vedono le loro mercanzie esaurirsi in pochi giri di orologio. C’è troppa gente, troppa, troppa, troppa e si sente dall’odore di piscio lasciato ai margini degli ingressi in spiaggia dove bontà dell’amministrazione a mezzanotte ci sarà il bagno. C’è troppa gente, troppa, troppa, troppa e lo si vede dalle pozze di vomito che incontro sulla mia “cattiva strada” e che con attenzione evito a differenza degli etilici del momento che ci cascano dentro con tutto il corpo. E’ difficile fare tre, quattro passi in sequenza, se va bene si riesce ad articolare un doppio passo e poi subito daccapo fermo ed è inevitabile sprofondare nelle facce oscene colme di pensieri sghembi. Il problema è che sono troppo vicine una all’altra, quasi si sfiorano a voler formare un bacio globale e universale anche se l’alito di questa gente spiritata è così cattivo da farti svenire seduta stante. Sale l’adrenalina in questi giovani alcolici e impasticcati e mi trovo a respirare quella poca aria che passa fra un viso e l’altro, fra un corpo e l’altro. Sto soffocando.

Cerco di respirare attraverso i pertugi umani che di volta in volta mi si presentano e quando proprio non ce la faccio con sforzo mi alzo sulle punte dei piedi per imbarcare un minimo di aria pura. Ed è in una di queste operazioni che dall’alto scorgo ad uno dei tavolini del “Kilmoon” Pierino e se la vista non mi inganna è come al solito con una di quelle cinquantenni disilluse dalla vita che cercano di consolarsi con ragazzi di trent’anni virili e con il cazzo sempre pronto a soddisfare. Pierino mi vede e si sbraccia per farsi notare e invitarmi alla bevuta collettiva con queste mummie che non aspettano altro che carne fresca: faccio finta di non vedere e tiro dritto per il lungomare ed è in questo preciso istante che il ricordo mi spiazza.
Dove sei Tiscarin?
Come cazzo è che mi hai lasciato così solo fra quest’orda di barbari.
Tiscarin torna, non ce la faccio senza di te.
Per favore non lasciarmi morire sotto il calpestio di questi lazzari.
Per favore, torna.

Al mondo senza senso di questa Notte Rosa mi riporta la manata di un chiassoso marocchino che mi chiede se sto cercando erba, erba buona aggiunge, di prima qualità. Ma vaffanculo! Il tipo insiste e non mi molla, io non riesco a muovermi incastrato come sono in mezzo all’orda barbarica e allora faccio finta di telefonare e di ritrovare la mia compagnia. Nel groviglio di corpi fumanti aromi scadenti mi faccio largo a manate: oltrepasso giovani muratori meridionali venuti qui a cercar fortuna, signorine barbie col completino mini e le mutandine ancor più mini, rappresentanti con blazer d’ordinanza come il Gran Capo impone, commesse profumatissime - finalmente!!! – in cerca dell’uomo che farà le loro fortune, pensionati con la dentiera storta e il tremolio alle mani, impiegati emuli del Briatore di borgata, cubiste in tenuta da lavoro pronte a mostrar culo e peli mal rasasti, tossici all’ultimo stadio, casalinghe icone di un libertinaggio già passato pronte a darla al primo complimento, professionisti con gli stivaloni texani e il suv parcheggiato sul marciapiede insomma vaccari di città e poi tutto il catalogo delle nefandezze umane. Ancora una mano che afferra il mio braccio; nella nebbia di vapori umani faccio fatica a distinguere chi mi blocca e allora sono costretto ad urlare; urlo di lasciarmi in pace, non voglio questa compagnia. Tiro dritto. Dal “Monarchs” arrivano le note dell’ultimo successo di Madonna – musica scadente – per imbolsiti trentenni latin lover a caccia della tardona o della ninfetta: copia perfetta delle veline televisive. Dove sto andando non lo so, men che meno so quello che sto facendo, ho in testa l’unico traguardo possibile: casa mia. Ho l’impressione di essere l’unico umano rimasto sulla terra perché tutti mi guardano e noto nei loro sguardi compassione: mi viene da urlargli sulle loro facce che sì sono solo, solo, solo.

Ad un tavolo del “Pink Panter” avvisto quella stronza con cui sono uscite per qualche mese, quella che prima di darmela mi ha fatto consumare un ingente capitale tra ristoranti alla moda e locali ultra chic, ha con sé il suo fido chihuahua rompicoglioni che a forza di mordicchiare ha fatto fuori i miei jeans Richmond. E’ intensamente abbracciata ad un nano brizzolato con il catenone d’oro al collo. La troia sceglie sempre in base al denaro. Ma che cazzo me ne frega: la soddisfazione di mandarla a vanculo me la son presa la notte in cui piangendo è venuta a dirmi che suo padre non le comprava la mini; e allora? Forse che questa è la predominante vitale degli esseri umani? Penso: poverina e intanto leggo sul parapetto che divide il lungomare dal locale una scritta. Recita: sfigati! E quando lei mi avvista fingo di rispondere al telefono per non salutarla: “Sono qui sul lungomare, sì, sul lungomare alla Notte Rosa, sì la Notte Rosa, sul lungomare. Notte Rosa. Lungomare. Lungomare. Notte Rosa. Notterosalungomare. Come??? No tutto bene, sto bene, mi sento bene. Tiscarin non è con me, anzi non c’è più e quell’altra troia è abbracciata ad uno gnomo, un fottutissimo gnomo con il pacco; no, no non il pacco che intendi tu, il pacco di soldi. Carletto? Ma come non lo sai che è finito in un centro di recupero per malati di mente? Pare che la ventenne se lo sia cotto a dovere prima di mollarlo in mezzo ad una strada. E Luca ormai è sempre in estasi da cannabis e Patrizia per colpa mia ha tentato per ben due volte di tagliarsi le vene e adesso è controllata a vista e mio fratello non vuole più saperne di me, dice che sono un lunatico depresso senza arte né parte, e che il mio vizio di scrivere prima o poi mi porterà dritto in una clinica psichiatrica e Demetrio se ne andato a Dublino lì almeno il clima aiuta la riflessione e deciderà se intraprendere la carriera monastica o meno e io sì sono qui alla Notte Rosa, sì tutto bene, sono solo, solo, solo lo hai capito??? Sono solo ma sto benissimo”.

Scappo o immagino di scappare.
Ed invece sono sempre allo stesso punto.
Devo riuscire ad uscire, andare via.
Ma dove?
Tiscarin non c’è più.
Tiscarin.
Perché non torni?
No, non tornerai più da me e io cosa faccio?

Giulio. Mi sento chiamare alle spalle e mi chiedo chi cazzo è adesso che rompe? Saluto senza sapere chi è che mi ha chiamato. Sento in lontananza dei cori anzi un unico coro ma non riesco a distinguere quello che dicono, poi pian piano mentre mi avvicino al piazzale Fellini capisco che intonano i brani insieme alla cantante del momento. C’è qualcosa che non va i cori che sentivo e sento sempre più forte provengono dalla spiaggia ed è così che vedo dei lampeggianti blu sulla battigia adesso illuminata a giorno. C’è una rissa ne sono sicuro, vedo volare lettini e ombrelloni usati a mò di spranga ma non capisco chi è contro chi; l’importante è che sia rivoluzione sussurra qualcuno al mio fianco. E penso ma che cazzo dice, rivoluzione è ben altro. Qui la rissa è dovuta all’ubriachezza e alle patenti che cominciano ad essere ritirate e allora i poveri militari inseguendo le giovani allodole della borghesia riminese sono arrivati sino in spiaggia a ripulire un po’ la battigia dal marciume che si faceva sempre più montante. Non mi interessano queste visioni di giovani annoiati che imitano a fare la rivoluzione, giro su me stesso e ritorno sulla mia strada. Ancora una volta come uno scemo d’altri tempi porto il cellulare all’orecchio e faccio finta di parlare, anche se nessuno mi sta chiamando e non sto chiamando nessuno; parlo da solo. E ancora una volta sono spiazzato dai miei stessi pensieri: chi può chiamarmi, chi posso chiamare? Ormai i miei amici sono tutti scomparsi, defluiti nel corso delle loro storie maledette e a me non rimangono che gli occhi, gli occhi di questa gente che si diverte. Si diverte. Diverte.

“Sono qui sul lungomare. Si ho finito di lavorare e facevo due passi in tranquillità. Sul lungomare. Per la Notte Rosa. Dove sono? E l’ho detto sul lungomare. La Notte Rosa la fanno sul lungomare, vicino a piazzale Fellini, lo sanno tutti che il centro della Notte Rosa è qui. Sì bellissima e come poteva essere diversamente, stiamo parlando di Rimini. Rimini, La Notte Rosa. A Rimini la notte tutto diventa rosa, rosa sì perché il rosa è il colore dell’amore e Rimini è amore. Io? Benissimo, sto benissimo. Benissimo. Mai stato così bene in vita mia come in questa notte. La Notte Rosa”.

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